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Alberto Testa

Alberto ci ha lasciati, dopo una carriera passata a incidere indelebili parole nei solchi della storia della musica Italiana, ha dedicato gli ultimi periodi della sua vita a raccogliere e scrivere ricordi che in parte sono stati pubblicati da lui stesso su questo sito.

Ebbene si, Alberto era un' ottantenne caparbio e lungimirante e aveva previsto tutto:
il sito, i sintagmi, la sua voce, faceva parte di un suo preciso disegno, lasciare tutti i suoi ricordi al mondo e per custodirli ha scelto internet.

Ciao Alberto

Appunti


Cari “contatti” sto rispondendo singolarmente a tutti ma intanto pubblico qui una osservazione (forse) utile a chi mi chiede di suggerirgli come diventare autore di successo e a chi mi chiede collaborazione diretta o indicazioni per trovare qualche collaboratore.

Naturalmente si tratta solo del mio pensiero, non di regole, perché regole non ne esistono.
Non è una lezione ma una raccolta di banalissime osservazioni, raccolte sul campo della mia professione d’autore fortunato. Prendete per buono quel che vi piace e buttate il resto.
Le lettere che ricevo nella casella postale del mio sito, contengono molte emozioni personali ma nella maggior parte di esse ci sono argomenti comuni. Allora, tento di mettere insieme un po’ di quel che ho imparato e lo racconto con la speranza che serva a qualcosa.

Fare successo.
Ho in testa idee totalmente contrastanti: penso che far successo non sia facile… ma non sia neppure difficile…
Penso che far successo oggi sia impossibile… però vedo che qualcuno ci riesce..
Rispetto a cinquantanni fa non è cambiato niente: la situazione era la stessa. Quando io ho iniziato, vari autori di parole famosi, come Bertini, Pinchi, Nisa, Testoni mi suggerirono più di una volta di non farmi illusioni perché l’ambiente era chiuso per i nuovi autori, dato che gli editori non potevano rischiare di affidare il loro lavoro ad uno sconosciuto…
Io però ho continuato nei miei tentativi e nello stesso tempo ho continuato ancora per diversi anni la mia professione di rappresentante di commercio… (questa frase è per chi la vuol capire) e mi è andata bene in tutti e due i casi.
Però lasciatemi ripetere qualcosa che avevo già pubblicato in questo mio Sito il 15 marzo 2009:

“A parte il fatto che quando ho cominciato la mia professione, c’era l’ambiente della favolosa Galleria del Corso a Milano perennemente affollata da tutti gli autori, gli artisti, gli editori, gli aspiranti autori, gli aspiranti artisti che condividevano in amicizia (concorrenziale) tutti gli avvenimenti …
A parte il fatto che c’era il favoloso Cenacolo a Roma che purtroppo non frequentavo perché ero incastrato a Milano…

A parte il fatto che Napoli ricominciava la propria centesima giovinezza musicale (anche in trasferta)…
A parte il fatto che in Liguria nascevano fantastici cantautori e autori… che si stimavano, si rispettavano e si aiutavano l’un l’altro…
A parte il fatto che in Emilia nascevano sale d’incisione create e frequentate da fenomenali musicisti di lasagna, lambrusco, politica, poesia, buon gusto-sano-e-robusto, strumentisti eccezionali, amici capaci di essere amici…
A parte il fatto che tutta Italia si dava da fare per scrivere roba che ancor oggi esiste, dalla Sicilia con Battiato, al Piemonte con Buscaglione, con Chiosso e con i jazzisti, dalla Puglia con Celentano e Modugno, al Trentino con Moroder, passando per la Toscana con Migliacci e Bigazzi e a Venezia con Pino Donaggio …
A parte tutto ciò (e ho fatto solo un minimo elenco perché era davvero un periodo speciale)…
Allora si
usava fare CANZONI che venivano CANTATE da tutti (cioè da tutta la gente)…
Oggi invece si usa realizzare ottimi DISCHI che vengono ASCOLTATI (dagli appassionati).”


E qui, in questa frase finale, nasce appunto la grande differenza.

Chi vuol fare l’autore, oggi, deve impiantare una piccola impresa di base perché DEVE saper realizzare un provino con un minimo di apparecchiatura relativa e, se non sa cantare, DEVE avere un amico, un’amica o un gruppo che interpretino per lui…
Il secondo passo che l’autore DOVRA’ fare sarà quello di DEPOSITARE la propria opera…
Soltanto DOPO, l’autore potrà presentare il risultato del proprio lavoro a chi è attrezzato per lanciare musica: un editore, un discografico, una radio, un produttore… e per sapere a chi rivolgersi con fiducia occorre che PRIMA abbia conosciuto e frequentato chi già vive in quel mondo. Non si può starne fuori e pretendere di essere ascoltati; la cosa non avrebbe senso.
Comunque, tu che vuoi diventare autore professionista, ricorda che - come è sempre stato - in qualunque mondo UNO voglia entrare (finanziario, sportivo, artigianale, industriale, artistico... comprendendo pittura, scultura, teatro, moda, giornalismo, letteratura e così via... ) lì, NESSUNO lo sta aspettando. E’ LUI che vuol occupare quel che ritiene essere il "SUO posto”.
E devi tener conto che Il campo della canzone è come tutti gli altri campi: facile e nello stesso tempo pieno di ostacoli… semplice e onesto ma anche infernale e ladro… abitato da gente pronta a deluderti o capirti, imbrogliarti o rispettarti. Se tu hai la fortuna di essere ispirato dal destino giusto per te, passerai (quasi) indenne attraverso tutti gli eventi e, senza neppure accorgertene, ti ritroverai professionista mentre ancora crederai di essere lì a giocare con i tuoi sogni. Ma saranno stati GLI ALTRI a riconoscerti il diritto di stare a quel posto. Il fatto che tu ci credessi ti sarà servito per lottare… ma non sarà stata quella, la garanzia per riuscire. Infatti – come dicono Franco Migliacci e Roberto Fia con la voce e la carriera di Gianni Morandi - “Uno su mille ce la fa”.
Nel campo della canzone, molte organizzazioni o aziende, magari perché sono multinazionali nel senso di “straniere”, non hanno interesse a che il prodotto artistico italiano superi le Alpi e duri nel tempo. Devono tentare di vendere subito e basta. Quindi, scarsa selezione artistica, quel che viene viene, senza sforzarsi troppo, tanto – fra un po’ di tempo – l’azienda sarà passata di mano e l’unica cosa importante sarà quella di fare un buon affare in quel momento. Quindi – logicamente - i dirigenti debbono essere ottimi (?) amministratori o organizzatori ma non necessariamente buoni critici musicali. E allora, di questi tempi, riesce solo chi ha personalità tanto forte da superare tutto. Per esempio: Tiziano Ferro, Arisa coi suoi autori, i Negramaro, Povia, Marco Carta e pochi altri nati da poco.
A proposito, hai fatto caso che moltissimissimi artisti attualmente di successo, vicini ai giovani… sono "antichità" che proseguono la propria carriera dopo 15-20-30 anni? Sto parlando di Pausini, Vasco Rossi, Nannini, Ligabue, Zucchero, Pino Daniele, Cocciante, Venditti, Nek, Antonacci, Gigi D'Alessio, Jovanotti... e si tratta quasi esclusivamente di cantautori.

Ora passo all’altro argomento: la collaborazione . Molti la chiedono a me oppure mi chiedono di presentar loro qualcuno col quale collaborare. Mi chiedono cioè di ricevere loro poesie per musicarle io stesso oppure perché pensano che io possa suggerire incontri con qualche autore di musica che voglia vestirle musicalmente.
Debbo fare una precisazione: se sono vere poesie è improbabile che siano adatte a diventare canzoni. Dico questo perché penso che una "poesia", il poeta la scriva per se stesso mentre la canzone è un'espressione popolare che l'autore scrive perché gli altri la cantino. Le parole per canzone possono essere bellissime, possono essere poetiche ma devono essere parole per canzone.
Superato questo punto, devo chiarire il fatto che io praticamente non scrivo musiche; in tutta la mia carriera ne avrò scritte una ventina, non di più (e neanche molto originali!). Non me la sento.
Per il secondo argomento la mia opinione è che costruire insieme una piccola opera come una canzone, richieda conoscenza, stima artistica reciproca e buona volontà... e tempo...
Io non conosco autori con testi pronti che non sanno a chi offrire… Io non conosco musicisti con musiche pronte che non sanno a chi far “parolare”… Io credo che l’uno e l’altro abbiano la necessità di frequentare un ambiente musicale adatto alla propria età, al proprio stile di vita dove certamente troveranno le persone con le quali collaborare. La realizzazione di un sodalizio tra autore e musicista è una specie di “fidanzamento” artistico che nasce se nasce… e perché ognuno riconosce nell’altro quello che sembra mancare a se stesso. Certo, ci sono scuole dove i ragazzi possono incontrarsi e conoscersi, come – per esempio - il CET creato da Mogol. Sicuramente ce ne saranno anche altre, in tutta Italia, anche se non le conosco. E’ un peccato che non ci siano più gli ambienti della Galleria del Corso, del Cenacolo e di tutti gli editori che esistevano un tempo ma questa è la realtà.
Per diventare autore o cantautore professionista, però, prima di tutto ci vuole fortuna (tutti quelli che hanno successo, hanno avuto fortuna, compreso me) e poi occorre metterci tutta la propria volontà nel cercare di conoscere nei posti giusti le persone giuste. E tanto per cominciare, occorre la fortuna di incontrare i collaboratori ideali.
Infine io sostengo che i "santi in paradiso" servano solo per qualche effimero momento positivo che scompare nel nulla se non c'è un innato talento regalato dalla natura e non c'è la seria e costante volontà di "costruirsi" la propria professione.
Lo so che questo è un saggio e inutile discorso… ma io non sono in grado di indicare altre strade.

Posso aggiungere che se uno crede di avere scritto una bella canzone, vuol dire che sarà stata ispirata dalla sua sensibilità. Se uno ci crede non può buttarla in pasto a chiunque senza difenderla. Perciò, PRIMA la deposita in SIAE, poi la presenta a chi vuole. E intanto cerca di imparare e di migliorare ascoltando gli altri.
Lo si può fare partendo da qualunque paesino o provincia o grande città del sud, del nord, delle isole. Non bisogna spaventarsi delle difficoltà; è giusto che ci siano.
Spero di essere stato utile a qualcuno. In bocca al lupo da

Alberto Testa