Home | Credits
Canzoni

A PIZZA
Nisa-G.B. Martelli-A.Testa (1966)


Canzone di grande e continuo successo nata quasi per scommessa. Il M° Bruno Martelli, della casa discografica RI-FI (Bongusto, Mina, Gaber, Zanicchi, Remigi, Zecchino d’oro...) col quale avevo rapporti soprattutto attraverso canzoni per bambini, un giorno mi chiese uno spunto di canzone per il Festival di Napoli. Gli dissi che secondo me non sono le parole napoletane a fare la canzone napoletana, ma lo spirito napoletano, il sentire napoletano perciò io – che napoletano non ero - non potevo essere l’autore adatto. Andando a casa, però, mi venne in mente che nessuno aveva mai fatto una canzone sulla pizza. Pensai che forse per gli autori napoletani sarebbe stato troppo banale dedicare una canzone ad un soggetto tanto casereccio. Ma io, per esperienza personale, sapevo che la pizza non era affatto un argomento ristretto alla città di Napoli; apparteneva all’Italia intera, all’America, al mondo...e così ci provai. Mi inventai un ritornellino (non proprio originalissimo per essere sincero) e scrissi... “Tu vulive ‘a pizza / ‘a pizza / ‘a pizza c’’a pummarola ‘ncoppa/ c’’a pummarola ‘ncoppa.../ Tu vulive ‘a pizza / ‘a pizza /‘a pizza c’’a pummarola ‘ncoppa.../ ‘a pizza e niente cchiù”. Ero entusiasta ma con le parole avevo finito lì perché in pratica non ne sapevo altre. Misi insieme il tema musicale della strofa e il giorno dopo andai da Bruno Martelli. Gli piacque, mi sistemò un po’ la musica e io telefonai all’amico grande autore Nisa (che ha scritto tutti i testi per Carosone come per esempio “Tu vuo’ fa’ l’americano”, “Torero”...e poi altri come quelli di “Guaglione”, “Non ho l’età”...e così via). Nisa era stato il primo – più di dieci anni prima - ad offrirsi di aiutarmi a entrare nel mondo musicale ed era anche una persona spiritosissima al punto che recitava strepitosamente le parodie dei propri testi; sapevo che si sarebbe divertito all’idea della “pizza”. Accettò subito di collaborare. Le mie parole e la musica lo convinsero e vennero fuori quei piccoli capolavori che sono le tre strofe: “...volevo offrirti comprandolo anche a rate / ‘nu brillante ‘e quinnece carate” e poi “...Io te purtaje addo’ ce stanno ‘e meglio ristorante / addo’ se mangia mentre ‘o mare canta...” e infine dopo il matrimonio “...All’improvviso tra evviva e battimane / arrivaie ‘na torta ‘e cinche piane!” il tutto inframmezzato dal mio “Ma tu vulive ‘a pizza...”. Dopo pochi giorni saltò fuori la sorpresa: la RI-FI aveva combinato con gli organizzatori del Festival di Napoli l’assolutamente imprevedibile accoppiata Aurelio Fierro-Giorgio Gaber! La canzone si piazzò al secondo posto e io feci i miei complimenti a Sergio Bruni e Robertino (vincitori con “Bella” di Pugliese-Rendine) dichiarando che mi sentivo onorato del secondo posto e che la mia canzone non avrebbe potuto pretendere di più dato che oltre a due splendidi napoletani come Aurelio Fierro e Nisa, era stata presentata anche da un istriano (Gaber), rifinita da un genovese (Martelli) e ideata da me che ero un milanese nato in Brasile da padre bergamasco.