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Canzoni

GRANDE GRANDE GRANDE
Tony Renis-A.Testa (1971)


Un po' di storia, raffazzonata ma storia. Canzone scritta su musica di Tony Renis intorno al '66-'67 per Mireille Mathieu nascente nelle mani di Johnny Stark, a Parigi. Feci subito un testo orrendo ("Un giorno di ventiquattrore") bocciato in toto da Tony. Allora mi ci sono messo di punta e faticosamente ho costruito "Grande grande grande". Per cinque anni, Tony contento del nuovo testo mi ha convinto però a lavorarci ancora sopra, a ritoccarlo, a limarlo, a correggerlo, a perfezionarlo...rifiutando nel frattempo tutte le offerte che venivano da case discografiche al corrente dell'esistenza di quel pezzo. Devo dire che dopo cinque anni praticamente il testo è ritornato quasi come alle origini.
Quando Tony pensò che la canzone fosse finita, la fece ascoltare a Mina, che alla seconda riga disse: "Questo è il mio nuovo singolo". Arrangiamento. Registrazione. Emozione di tutti: Tony, io, l'editore Alberto Carisch, il produttore, la casa discografica...tutti pronti al trionfo! Ho detto tutti? Tutti! Tutti ad esclusione di Mina che stava vivendo il periodo "Battisti" e si era perciò stabilizzata in classifica con canzoni "forti" e attuali. Probabilmente "Grande grande grande" le sembrò all'improvviso una storia d'amore troppo classica (non so, vado a intuito) e preferì non considerarla più un 45 giri-singolo ma un buon pezzo per l'album. Tony le tolse la canzone (ma probabilmente Mina neppure lo seppe) scatenando un putiferio di problemi nell'entourage di Mina e dell'editore. E arrivarono, piene di giuramenti, le promesse di uscire - dopo l'album - col singolo, in primavera. Anch'io feci di tutto per convincere Tony ad accettare. Tony accettò obtorto collo e fece due operazioni:
1) Consegnò a Tullio Grazzini, che era il più grande Discobolo del tempo, una "lacca" di "Grande grande grande" (non ancora il disco). Grazzini impazzì per la canzone e contro tutte le regole RAI vigenti, consumò la "lacca" a furia di trasmetterla...
2) Acquistò le prime 50 copie dell'album che uscirono calde dalle presse della fabbrica (Caronno Pertusella?), pagò in contanti e volò a Roma a consegnare l’album a tutti i disc-jockey di allora, ed ai giornalisti di Radio RAI (praticamente non esistevano ancora le private) cominciando da Arbore, Boncompagni, Mazzoletti, Nissim e tutti quelli che usavano mettere in onda registrazioni discografiche, convincendoli – ovviamente senza alcuna fatica - a scegliere la nostra canzone per pubblicizzare il nuovo album di Mina...
Entro dieci giorni la casa discografica fu costretta a pubblicare il "singolo" a causa della gente che assillava i negozianti con la richiesta di quel brano.
Dopo parecchie settimane in classifica (quasi sei mesi) abbiamo saputo che Shirley Bassey avrebbe inciso il brano col testo di Norman Newell. Tony volle prima conoscere il testo inglese che non lo convinse completamente. Norman fece qualche cambiamento e - dopo un po' di tira e molla telefonico Milano/Londra fra Tony e Sergio (l'allora marito della Bassey) - l'incisione ci fu ed ebbe anche un buon successo sia in Inghilterra che negli USA. Subito arrivarono molte incisioni in tutte le lingue. Poi fu il momento di Julio Iglesias che la portò in tutto il mondo cantandola in spagnolo e in italiano... e presentandola come la canzone più bella del mondo. Prima dell'incisione di Iglesias in inglese, chiesi a mio figlio Fabio - laureato in pianoforte e musica a Cal State University di Northridge California - di ritoccare il testo di Norman Newell. Quando poi si trattò dell'incisione di Céline Dion-Luciano Pavarotti, Fabio intervenne ancora e – col nuovo titolo "I hate you then I love you" - diventò a tutti gli effetti, co-autore del testo in inglese.
Sull’effetto di questa fortunata canzone, ho saputo da Mina che in quel periodo le mamme le davano i bambini da baciare, cioè le capitavano cose che normalmente capitano al Papa.
Ho un’altra piccola storia: una sera, a cena con amici al Ristorante Due Ponti di Roma, mentre gli amici si complimentavano con me per il successo di “Grande grande grande”, dal tavolo vicino un giovane marito si intromise, scusandosi per non aver potuto non ascoltare e mi disse: “Mia moglie e io siamo qui a festeggiare il fatto che sono arrivato a casa stasera, offrendole il disco di “Grande grande grande” con dedica...e lei mi ha consegnato il disco di “Grande grande grande” con dedica...che aveva acquistato nel pomeriggio per me!”.
C’è stato un brindisi collettivo da svenimento.