Home | Credits
Canzoni

UN ANNO D'AMORE
Ferrer-Mogol-A.Testa (1963)


Un’amica mi aveva confessato di voler chiudere una storia perché lui era impegnato e non le dava speranza di dedicarsi solo a lei. Voleva il mio consiglio. C’è da domandarsi perché lo chiedesse proprio a me: sembra buffo ma il fatto che io scrivessi canzoni, descrivendo situazioni nelle quali la gente si riconosceva… mi faceva diventare – agli occhi di molte persone (soprattutto donne) – un “esperto”. In realtà io credo di aver capito un sacco di cose delle donne “in generale” ma so anche di non avere mai capito niente di ogni “singola” donna… ma neppure di quelle della mia vita! Quella volta, nel raccontarmi le sue pene, la mia amica mi disse che loro due stavano bene insieme già da un anno ma che a lei non sembrava giusto perché lui continuava a star bene anche con la propria famiglia. E in più, lui le aveva detto che non aveva alcuna intenzione di cambiar le cose. Io le dissi qualcosa che più o meno voleva dire: “Guarda che si può benissimo chiudere qualunque storia, in qualunque momento… ma tu sei proprio sicura di volerlo fare nel momento che sta andando bene? Visto che comunque le storie finiscono… si consumano… perché non aspetti che si spenga da sola o perlomeno che si raffreddi un po’? Così poi soffrirai meno; anzi, magari ti sembrerà una liberazione… senza buttare via un anno d’amore!” Vabbè, lo so che è un ragionamento un po’ cinico ma corrisponde alla realtà. Comunque, nella mia testa era nato un titolo e io ancora non lo sapevo.

Proprio in quei giorni mi venne affidata una bellissima canzone di Nino Ferrer (cantautore genovese trasferito in Francia). Me la cantavo e ricantavo tentando di immaginare cosa avrei potuto inventarmi al posto del titolo francese “C’est irreparable” che tradotto in italiano non ci sarebbe stato metricamente e comunque – a mio avviso - sarebbe “suonato male”. Non so perché, mi è venuta in mente la storia delle mia amica e del suo “anno d’amore”. La canzone era destinata a Mina e perciò sapevo di poter scrivere qualunque cosa: Mina fa diventare tutto credibile. Così ho affidato a lei una risposta che la mia amica non avrebbe mai avuto il coraggio di dare a se stessa. Il testo è sbocciato in un momento (cosa che non mi succede quasi mai):


SI PUÒ FINIRE QUI

MA TU DAVVERO VUOI

BUTTARE VIA COSÌ

UN ANNO D'AMORE?

SE ADESSO TE NE VAI

DA DOMANI SAPRAI

UN GIORNO COM'È LUNGO

E VUOTO

SENZA ME.

E DI NOTTE

E DI NOTTE

PER NON SENTIRTI SOLO

RICORDERAI

I TUOI GIORNI FELICI,

RICORDERAI

TUTTI QUANTI I MIEI BACI...

E CAPIRAI

IN UN SOLO MOMENTO

COSA VUOL DIRE

UN ANNO D'AMORE,

COSA VUOL DIRE

UN ANNO D'AMORE.




A questo punto mi sembrava non ci fosse altro da aggiungere perché avevo già detto tutto. E’ il solito problema degli autori di parole: a furia di concentrarsi sull’essenziale, il discorso finisce in poche righe! Ma c’era un’altra strofa da riempire e a me non veniva niente. Così sono andato da Mogol a fargli sentire il pezzo e a chiedergli di fare la seconda strofa. Lui ha accettato, mi ha ringraziato e (anche lui subito… ma per lui è normale perché è così che fa i testi), ha scritto:


LO SO NON SERVIRÀ

E TU MI LASCERAI

MA DIMMI TU LO SAI

CHE COSA PERDIAMO?

SE ADESSO TE NE VAI

NON LE RITROVERAI

LE COSE CONOSCIUTE

VISSUTE

CON ME…




Cioè ha ribadito il concetto ma con parole completamente diverse. Poi come chiusura abbiamo usato ancora il finale della prima parte:


E DI NOTTE

E DI NOTTE

PER NON SENTIRTI SOLO

RICORDERAI

I TUOI GIORNI FELICI,

RICORDERAI

TUTTI QUANTI I MIEI BACI... (anzi, io avevo scritto “quasi tutti i miei baci”…)

E CAPIRAI

IN UN SOLO MOMENTO

COSA VUOL DIRE

UN ANNO D'AMORE.

E CAPIRAI

IN UN SOLO MOMENTO

COSA VUOL DIRE

UN ANNO D'AMORE.


Ho consegnato il testo all’editore e qualche giorno dopo Mina mi ha telefonato dagli uffici della RIFI (casa discografica con la quale Mina – a quell’epoca – era sotto contratto) per dirmi che nel pomeriggio avrebbe inciso “Un anno d’amore” però aveva bisogno di vedermi subito. Subito non potevo: sono arrivato dove lei si trovava soltanto verso le 14 e l’ho incontrata mentre già usciva con i due Ansoldi, titolari della RIFI stessa, per andare in sala d’incisione da Zanibelli. Lei mi fece una domanda che proprio non mi aspettavo: “Mi dici un po’ come la canteresti tu… quella canzone?” e io – preso in contropiede – imbarazzatissimo e sentendomi molto cretino, mi misi a canticchiarla, lì, in piedi, in Galleria Buenos Ayres, battendo il tempo sulla mia cartella di pelle sulla quale avevo appoggiato il testo, davanti ai tre che ridevano. Lei mi interruppe con un “Così ero capace anch’io. Dài, vieni in sala che vediamo cosa si può fare!” Oddìo no! Dovevo trovare subito una scusa perché sapevo che se fossi andato in sala d’incisione lei avrebbe finito col chiedermi di cambiare qualche parola, probabilmente avremmo fatto confusione e sarebbe finita poi che la canzone lei non l’avrebbe cantata. Tutti gli altri ed io, ci tenevamo molto a quell’incisione perché eravamo certi che lei ne avrebbe fatto un successo. Così, mi inventai un impegno e non ci andai. Anche perché sapevo che comunque lei e Augusto Martelli avrebbero risolto per il meglio. Infatti le classifiche mi diedero ragione e qualche mese dopo, quando incontrai Mina con Falqui e Sacerdoti a Roma negli studi di Via Asiago della RAI, le dissi soddisfatto: “Sai qual è la tua canzone che sta andando meglio in questo momento?” Lei rispose “Si, il tangaccio!” Io mi misi a ridere “Ma cosa dici? Il tuo successo di adesso è “Un anno d’amore”!” E lei ribadì tranquilla: “Appunto!”

Non c’è niente da fare! Mina è talmente brava che quando fa un capolavoro, neanche se ne accorge.