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Un po' di musica e un po' di moda


Chi non ha voglia di leggere, può cliccare qui e la storia glie la racconto io

Mi capita di sentirmi domandare come mai si leggano spesso vari nomi di autori per una sola canzone.

“Come fate a scrivere un solo testo in due? Una parola per uno? Una nota per uno?”

I motivi sono molti e completamente diversi tra loro. E ognuno provoca un racconto.

Per esempio...

Era il periodo nel quale quasi tutti i giorni, poco prima della una del pomeriggio, parcheggiavo la mia 500 giardinetta in piazza Beccaria, a Milano. Ci lasciavo dentro le valigie del campionario della ditta Florindo Fiorina e Fratelli, drapperie e lanerie (cioè tessuti da uomo e da donna) e mi immergevo nella vita di Galleria del Corso: tutti i musicisti, i cantanti, gli autori, gli impresari di musica popolare e colta, ci si trovavano, per incontrarsi, raccontarsi, cercare lavoro, offrire serate…cercare nuove canzoni, offrire nuove canzoni…comunque…per esserci!…Perché in Galleria del Corso a Milano, allora c’era tutta la musica italiana, compresa quella napoletana dei napoletani che non vivevano a Napoli. E se volevi esistere…ci dovevi essere! Lì, avevano i loro uffici, tutti gli Editori! La Curci, la Nazionale, la Suvini Zerboni, la Ricordi poi c’erano i musicisti importanti…Mascheroni , Kramer, Olivieri, Di Lazzaro, Sciorilli (con la sua “In cerca di te” detta ”solo me ne vo per la città”), D’Anzi (con Bracchi e la loro “Madonina”)…e poi gli autori di parole…Nisa, Bertini, Panzeri, Testoni, Pinchi…chiedo scusa a tutti quelli che sto dimenticando ma c’era davvero una ressa incredibile di grandi, di gente che ha fatto cantare, ballare, innamorare, divertire non solo l’Italia ma il mondo…

In mezzo a questa marea di professionisti affermati…c’era il rappresentante di tessuti Alberto Testa che – avendo conosciuto alcuni tra i più giovani di loro, specialmente ai concerti degli “Amici del jazz” del cultore di musica Gianfranco Madini (anche questa è una storia che dovrò raccontare ma non ora) – dicevo...c’ero anch’io...perché tentavo di entrare in quel mondo come autore e magari anche come cantante.

E così frequentavo Gigi Cichellero, Mario Bertolazzi, Bruno Canfora, Pino Spotti, Armando Trovajoli, Carlo Alberto Rossi col fratellino Alfredo Rossi, diventato grande Editore di musica nonché uno dei più bravi e attivi scopritori di talenti: Umberto Bindi, tanto per dirne uno…e poi Vito Pallavicini...e più tardi, Franco Califano. Lì ho conosciuto – fra gli altri - Ferruccio Ricordi, cioè Teddy Reno che - oltre ad essere un ottimo cantante e attore – ha il bernoccolo giusto per l’organizzazione, tant’è vero che a quei tempi, quando proprio nessuno ci pensava, ha creato la prima etichetta discografica italiana giovane, la CGD (Compagnia Generale del Disco), che ha poi lanciato autori-musicisti come Lelio Luttazzi e Gianni Ferrio...e cantanti come Johnny Dorelli e Betty Curtis.

Io ero ben felice di stare tra i più giovani frequentatori della Galleria, primo perché ero giovane anch’io...poi perché – comunque - non ero all’altezza di tentare l’approccio con i grandi: infatti non avevo mai avuto alcuna pubblicazione. Avevo solo venduto ad un piccolo editore di Bologna (di cui non ricordo più il nome) due canzoncine, cedendogli musica e parole. Di lui mi avevano parlato in Galleria dove però lui non veniva quasi mai. Allora, per incontrarlo ho approfittato di un mio viaggio a Prato, in Toscana, dove andavo a conoscere un fabbricante di tessuti per conto di mio padre, per il quale lavoravo. A Bologna sono sceso dal treno, sono corso da quell’editore, gli ho dato i testi e le musiche…di cui non avevo una copia perché allora…o andavi in qualche tipografia e ti mettevi in coda…o dovevi ricopiare a mano…e io non ne avevo il tempo; così, gli ho canticchiato le mie due canzoncine (totalmente fuori dalla mia mente, ora), lui mi ha detto: “Non sono male: posso darti 5.000 lire”. Io ne avrei volute 10.000 ma vabbè… ho intascato i primi contanti della mia carriera musicale…sono corso in stazione e sono ripartito per Prato col primo treno Bologna- Firenze.

Morale: siccome quelle due canzoni non sono mai state pubblicate…confesso che, ancora adesso, dopo più di mezzo secolo, mi sento come uno che ha rubato.

Ma perché mi sono impelagato in questa descrizione di Milano e di Bologna, invece di parlare subito dell’argomento “due autori per un solo testo”? Il motivo c’è ed è che se non ci fosse stato tutto quel bailamme intorno a me, forse sarei stato più calmo e tranquillo e non sarei ricorso all’aiuto di un altro autore per finire una canzone che rischiavo di non riuscire a terminare prima che il musicista mi togliesse l’incarico.

Erano giorni e giorni che giravo intorno a un delizioso swing di Gigi Cichellero. Avevo fatto mezzo testo ma non riuscivo a concluderlo.

L’idea mi piaceva proprio e piaceva anche a Gigi, perché era diversa dalle solite idee ed era anche “attuale”. Siccome il mio mondo era fatto un po’ di Musica e un po’ di Moda (ho detto che vendevo tessuti), in quella simpaticissima musica ci avevo infilato il “montgomery” che era una specie di soprabito, giovanile, sportivo e spiritoso con tanto di alamari e asole di corda. L’idea de “La ragazza col montgomery” era quasi pronta…ma ci mancava il finale.

Un giorno, Cichellero mi diede l’aut-aut: “Domani mi porti il testo finito…se no la canzone la passo a Ivar”. Porca miseria! Ivar era un giovane autore bravissimo che dopo aver fatto due successi strepitosi come “C’est la vie” e “Sotto le piante di cocco”…avrebbe sicuramente indovinato il testo…e io sarei rimasto come un piffero.

Chissà che fine ha fatto Ivar? (che poi si chiamava Riva)…Mi sembra di ricordare che si sia stufato di far canzoni anche perché coi Diritti d’Autore…oggi scrivi...se tutto va bene fra sei mesi fai successo...e incassi fra un anno e mezzo…e nel frattempo cosa mangi? Lui credo che abbia preferito dedicarsi al commercio di apparecchi per la casa, tipo aspirapolvere, televisori. Peccato. Era proprio bravo! D’altra parte la decisione di smettere di scrivere canzoni, l’ha presa poco dopo anche Raoul De Giusti che – dopo un paio di semisuccessi, compreso un Sanremo – è passato alla Settimana Enigmistica, diventandone persino il Direttore...per ventanni, mi pare.

Comunque, tornando a me…piuttosto che perdere l’occasione, telefonai al mio padron di casa, non in quanto padron di casa ma in quanto Dante Panzuti in arte Danpa, ottimo e affermato “autore” di canzoni (mi ricordo per esempio “Pino solitario” scritta da Danpa col fratello musicista, Virgilio Panzuti). Lui, che già una volta mi aveva salvato affittandomi casa a un prezzo veramente ottimo, se no non mi sarei potuto sposare, che invece ne avevo voglia…mi salvò anche in quel caso e in pochi minuti mi aiutò a finire “La ragazza col montgomery”.

Ancora adesso ti devo ringraziare, caro Dante, gentile e generoso che hai contribuito a dare un buon avvìo alla mia “carriera”.

Il fisarmonicista Wolmer Beltrami - in una trasmissione televisiva - fu il primo ad eseguire “La ragazza col montgomery”, con il suo complesso e la voce delle sue sorelle. Quando mi domandò se mi era piaciuta l’esecuzione, io come un cretino gli dissi la cosa peggiore che si possa dire ad un musicista: “Si ma l’hai fatta troppo veloce!” Mi vergogno della mia imbecillità; anche se devo dire che eravamo tanto amici che lui mi perdonò subito.

Quel simpatico swing entrò immediatamente nel repertorio di tutti i complessi da ballo d’Italia e Paolo Bacilieri ne fece un successo immediato. Paolo Bacilieri, con Nuccia Bongiovanni – squisita cantante, purtroppo scomparsa prematuramente – giocava il gioco televisivo del “Musichiere” di Garinei e Giovannini, condotto da Mario Riva e musicato da Gorni Kramer. Forse tu non l’hai neppur sentito nominare perché sei giovane ma “Il musichiere” – così come “Lascia o raddoppia” condotta da Mike Bongiorno – era una trasmissione che teneva la gente in casa la sera.

Comunque: fine della risposta alla domanda “Come mai due autori per un testo?”...ma ci sono anche molte altre risposte...cioè altre ammucchiate di parole...

Perciò...a presto.