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Lettera a Walter Malgoni – 6 maggio 2008


Chi non ha voglia di leggere, può cliccare qui e la storia glie la racconto io

Caro Walter,
ho ascoltato il vecchio provino di ‘Mi innamoro ancora’ che mi hai mandato. Mi chiedi se riconosco l’interprete: è brava ma non la riconosco e non mi ricordavo neppure che avessimo fatto un provino. Per chi? Forse per la Vanoni o per Milva? No, forse per Ofelia quando incantava tutti al Derby ma se vedeva un giornalista pronto a scrivere, armato di penna e taccuino... smetteva di cantare: ‘Io canto per la gente, non per i giornalisti!’ E tu la approvavi e le dicevi ‘Brava! Tutti gli artisti, dovrebbero ragionare come te!’. Tu hai un concetto preciso della musica e della funzione della musica. Tu rispetti le regole esatte, quasi matematiche della musica, al punto che ti piace ‘vederla’, ti piace leggere gli spartiti e li consideri come quadri che hanno una personalità da esprimere anche fisicamente. E fin qui, sembra che tu davvero viva ancora nella banca per la quale lavoravi un secolo prima di scrivere ‘Guarda che luna’ o ‘Flamenco rock’. Ma da qui in poi scatta l’anima del musicista, del poeta, dell’inventore che tu sei. Ed ecco che pretendi che la musica si scavi la propria via alle emozioni, che ‘arrivi’ non intorno alla gente ma dentro la gente. Infatti tu scrivi cose come ‘Tua’ e fai diventare un angelo dolcissimo, come Jula De Palma, una vamp che sconvolge il mondo italo-sanremese fino allo scandalo. Ti inventi ‘Scusami’ senza sapere che diventerà subito – per gli innamorati egoisti - un mezzo per farsi perdonare. Crei per Claudio Villa una dichiarazione d’amore internazionale con ‘Amor, mon amour, my love’. Metti insieme ‘Tre settimane da raccontare’ e approfittando della voce sorniona di Fred Bongusto fai diventare dolci ricordi da portare nel cuore per sempre, le più tenere avventure estive che non arrivano all’estate di S. Martino. E fai venire i lacrimoni a tutti gli italiani che in giro per il mondo ascoltano il tuo ‘Tango italiano’. E pensando ai tuoi bambini Arnaldo e Raffaella, affascini tutti i piccoli dello Zecchino d’Oro con ‘Padre nostro che sei dappertutto’ e ‘Io con chi sto?’. Hai dato la tua musica a noi sarti di parole perché ti aiutassimo a presentarla in società e siccome ogni volta la volevi vedere elegante e attraente, ci stavi vicino e ci davi una mano ad essere migliori. Tu sei stato utile a molti giovani autori aiutandoli a diventare più bravi. Poi quando gli autori hanno cominciato a creare dischi invece che canzoni, tu hai cercato comunque di aiutarli tutti ma ti sei un po’ ritirato. E dal tuo quasi-eremo di via Stromboli o di S.Maria Maggiore – coccolato dalla tua amatissima e indispensabile moglie Ines - ogni tanto mi mandi una bella musica che io tento di parolare decentemente, naturalmente per nessuno perché ora si usano appunto i dischi, non le canzoni. E tra una melodia e l’altra, ti ricordi di quando andavi a pesca con Ezio Leoni o con Piero Soffici... Ti ricordi di quando mi portavi a cercar funghi e mi spiegavi che avrei dovuto rileggere ‘I promessi sposi’ perché Manzoni mi avrebbe insegnato col suo linguaggio vivo, ad essere un buon paroliere. E qui c’è una cosa che mi ricordo io: sei un fan di Giacomo Puccini e di Lucio Battisti. Questo ti fa onore perché significa che il tuo gusto per la musica non ha confini. Per te la musica, può partire da dove vuole ma deve poi arrivare dentro la gente e continuare a volare senza fermarsi mai.
Sei stato sempre moderno ma non hai ceduto alle tentazioni avveniristiche: la pianola elettronica si... ma internet no... e così questa mia lettera te la leggerà qualcunaltro.
Qualcunaltro che ti dirà che la cassetta l’ho ricevuta, che la canzone è bellissima (anzi so che per tuo figlio Arnaldo, è la tua canzone più bella), che se hai tempo e occasione potresti offrirla a Mina o a Celentano. Chissà! Val sempre la pena di tentare. Se non altro per far sapere che sei vivo.
Ciao.

Tuo Alberto